Dove eravamo rimasti?
Di Massimo Icolaro
Utilizzo la celebre frase di Enzo Tortora non per arroganza, ma per necessità. Dopo anni di silenzio editoriale “attivo”, dopo aver affidato le mie analisi a libri e piattaforme terze, sentivo il bisogno di riaprire una casa mia.
Emergi.it nasce oggi, ma le sue fondamenta sono state gettate negli anni ’90, in un periodo in cui la politica, arruffona e ingombrante, decideva di intrufolarsi prepotentemente nella mia vita lavorativa, estromettendomi con sprezzante disinvoltura. Fu allora che la mia rabbia si trasformò in inchiostro.
L’incontro con Claudio e l’avventura de L’Agro
Ricordo ancora l’incontro con Claudio D’Andrea, un uomo che il destino mi mise sulla strada: paffutello, con la barba e quella macchina fotografica sempre appesa al collo, come un prolungamento dell’anima. Fu lui a dirmi che avevo buone idee e a portarmi nella redazione di Latina Flash, sotto la guida dell’Avv. Goffredo Nardecchia.
Qualche anno dopo, da quel seme, nacque l’idea di creare un giornale che fosse specchio fedele della nostra terra: L’Agro. Come Presidente ed Editore, insieme a Claudio (che con un lavoro titanico impaginava tre testate contemporaneamente), abbiamo cercato di fare informazione quando il web era ancora una frontiera per pochi.
Dalla carta alla Geopolitica
In questi anni non ho mai smesso di scrivere. Ho raccontato le radici del territorio ne “I bepi della Capanna”, ho denunciato i meccanismi del whistleblowing ne “La madre di tutte le corruzioni” e ho ripercorso le mie battaglie in “Remando contro”.
Oggi, in un mondo dove l’informazione è spesso un rumore bianco e confuso, Emergi vuole essere un punto di osservazione. Riprendiamo il filo interrotto della programmazione — quella che invocavo già nel 2008 criticando la gestione del lungomare di Latina — per applicarla alle grandi dinamiche della Geopolitica e dell’Economia moderna.
Siamo tornati. O forse, non ce ne siamo mai andati veramente.



L’Ombra sul Potere: I dubbi sulla “tenuta” di Trump scuotono l’entourage
Di Massimo Icolaro
Non è solo il rumore dei critici di professione. Questa volta, il sussurro che agita i corridoi di Washington arriva dall’interno, da quell’entourage che dovrebbe essere lo scudo del 47° Presidente degli Stati Uniti. Le notizie circolate nelle ultime 48 ore sollevano una questione che va oltre la politica: la sanità mentale e la lucidità decisionale di Donald Trump.
Indiscrezioni o segnali d’allarme?
Voci di corridoio riferiscono di crescenti preoccupazioni tra i consiglieri più stretti riguardo alla capacità del Presidente di mantenere il focus durante i briefing sulla sicurezza nazionale. Si parla di una “scarsa capacità di attenzione” e di una tendenza a digressioni che poco hanno a che fare con le emergenze globali che il Paese deve affrontare.
Se negli anni ’90, quando scrivevo su Politica on line, combattevo la “politica arruffona” italiana, oggi ci troviamo di fronte a un fenomeno globale: il potere che si personalizza a tal punto da ignorare i filtri istituzionali.
La geopolitica dell’incertezza
Perché questo ci riguarda su Emergi? Perché la salute mentale di un uomo che ha il controllo dei codici nucleari e decide le sorti dei mercati mondiali non è un fatto privato. Se l’entourage dubita, il mercato trema e gli alleati (così come gli avversari) iniziano a muoversi nel buio.
I critici più aspri parlano apertamente del 25° Emendamento — la procedura per rimuovere un Presidente ritenuto non idoneo — ma la realtà è molto più complessa. Siamo di fronte a una narrazione che spacca l’opinione pubblica: da un lato chi vede un uomo stanco e sotto pressione, dall’altro chi interpreta questi segnali come l’ennesimo attacco di un “Deep State” che non ha mai accettato il suo ritorno.
Dove eravamo rimasti?
Nel mio libro “La madre di tutte le corruzioni”, analizzavo come i sistemi di potere tendano a proteggere se stessi prima della verità. Qui il meccanismo è simile: l’entourage presidenziale si trova nel dilemma tra la lealtà al capo e la responsabilità verso la nazione.
Continueremo a monitorare questi segnali, cercando di distinguere tra la propaganda politica e la reale stabilità di chi siede nello Studio Ovale. La verità, come sempre, sta nel mezzo delle pieghe che molti preferiscono non guardare.

